Ieri sera, davanti a una platea desolatamente vuota, si sono tenute le premiazioni della Mostre dal Cine Furlan. Tra le centinaia di migliaia di persone che parlano friulano, solo qualche decina era interessata a conoscere la produzione cinematografica in questa lingua e in altre lingue minoritarie -peccato, perchè tra i tanti cortometraggi ce n’erano di belli. E poi era gratis.
Alcuni di questi cortometraggi parlavano di immigrazione. Ormai c’è talmente tanto benessere in Friuli che ci si dimentica che poche generazioni fa la gente emigrava in massa, spinta dalla miseria. E’ quindi affascinante sentire vecchi friulani in Belgio che raccontano della diffidenza che incontravano quando prendevano casa in una comunità belga; vedere discendenti di terza generazione dei mosaicisti friulani che, pur americani a tutti gli effetti, parlavano ancora in friulano e descrivevano questa terra con affetto. La povera donna della slavia friulana il cui marito è morto in una miniera in Belgio, le grandi comunità che si formavano tra connazionali.
Non è certo una novità fare appello al nostro passato di poveri migranti, nè lo è ricordare che esistono grandi differenze tra l’emigrazione che facemmo e l’immigrazione che ci interessa ora. Ma così è: ci sono grandi differenze e grandi similitudini: in fondo tra gli italiani onesti che emigrarono c’erano anche ladri, assassini, e mafiosi. Va bene, i friulani la mafia non la esportarono, ma se c’è ancora gente in Italia che mette nella stessa categoria cinesi e albanesi, come possiamo pretendere che gli americani fossero sensibili alle differenze tra regioni d’Italia?
Ad ogni modo, in fondo il popolo friulano è stato abbastanza accogliente con gli immigrati: la legge regionale viene considerata piuttosto illuminata, e quando tempo fa mi sono occupata di una serie di articoli sugli immigrati, sono rimasta sorpresa a vedere che pochissimi avevano di che lamentarsi. O forse mi illudo? In fondo c’è ancora chi “li” rimanderebbe tutti a casa…
E così, pur sapendo di scrivere tutto sommato delle banalità, penso che non faccia male prendere spunto da un evento poco frequentato per riflettere su chi eravamo, chi siamo e chi saremo -e come esserlo al meglio.
Gaia