Poco tempo fa ho avuto il piacere di intervistare l’architetto Augusto Romano Burelli, a proposito dello scempio edilizio che si sta facendo in Italia e di come migliorare l’urbanistica e l’uso del territorio. Finalmente qualcuno (e autorevole!) che detesta le case unifamiliari e le palazzine quanto me.
Ogni attacco alle case unifamiliari è malvisto in Friuli, perchè questo modello abitativo viene considerato un irrinunciabile piacere, inalienabile diritto, e parte integrante del nostro stile di vita -anche se come fa notare Burelli, la tradizione friulana è semmai la casa in corte o il borgo, e le villette sono piuttosto una scopiazzatura del sogno americano per cui noi non abbiamo posto.
Queste casette sono divoratrici di spazio: mangiano la terra delle campagne e dei boschi, costringono a costruire infrastrutture (specialmente strade) costose per la collettività, e sono pure molto, molto brutte. Qualcuno pensa forse che i cubi di cemento che si susseguono per chilometri, spesso color beige o marroncino, siano belli? Ho persone molto care che abitano in queste case, mi prendo la responsabilità di quello che dico.
Si obietta: ma io ho il diritto di avere la casa mia come la voglio io, la mia privacy, senza avere i vicini che mi rompono le scatole! Intanto, sia il concetto di proprietà privata che di proprietà collettiva sono invenzioni umane, non regolate da leggi immodificabili. Bisogna trovare un compromesso che tuteli l’una e l’altra, e ogni società ha il suo. E poi, la casa sarà tua, ma deturpa il territorio che è di tutti!
In secondo luogo, la privacy della villetta unifamiliare è un’illusione. Si è visibili da tutti e quattro i lati (contro i due o tre delle altre case), e si sente benissimo cosa fanno i vicini, e viceversa. Forse che in una di queste villette si può prendere il sole nudi non visti? Difficile. Quei pochi metri che separano una villetta dall’altra servono solo a sprecare spazio e a dire ai vicini: non vi voglio tra i piedi, mi date fastidio. So che non siete lontani, ma voglio far finta che lo siate.
Non che le palazzine siano meglio. Non hanno luoghi per incontrare i condomini, così che spesso non si sa che faccia ha la donna del piano di sopra -al massimo si sa quante volte alla settimana litiga col marito. Quelli di nuova costruzione sono circondati da spazi verdi insulsi e inutilizzabili, nè veramente in comune nè veramente privati.
Qual è l’alternativa? Tre cose: razionalità, creatività e bellezza. Ci sono tante alternative, tutte da praticare: riscoprire la tradizione della casa friulana in corte e dei vecchi borghi, coniugando privacy e comunità; attaccare le case in modo da non sprecare spazio ma
permettere a ciascuna se lo vuole di avere un giardinetto; e fare case che siano collegate architettonicamente e urbanisticamente l’una all’altra, ma abbastanza diverse tra loro. A Montreal, città bellissima, le case avevano due o tre piani, in modo che ci fosse la possibilità di avere un cortile, erano tutte attaccate ma leggermente diverse e spesso colorate, e c’erano molti parchi in mezzo alla città. Perfetto.
Dovremmo anche noi smetterla di attaccarci al nostro fazzolettino di terra, ed apprezzare di più la vita di comunità: abbattere case unifamiliari e brutture varie, costruire piazze e parchi dove incontrarsi, e avvicinare le case senza essere così schifati l’uno dall’altro. Avere giardini, terrazzi, angoli nascosti, colori, insomma città più simili ai nostri centri storici che alle nuove periferie, centri dove lo spazio è ottimizzato, c’è qualcosa per tutti i gusti, e si vive più insieme.