E’ sempre la stessa storia: i ragazzi udinesi che tornano da Barcellona o Berlino, Milano o Madrid, dicono tutti le stesse cose. “Mi viene da piangere”. “Non vedo l’ora di andarmene di nuovo”. E io penso: possibile che proprio io, che ho vissuto per così tanti anni in città grandi all’estero, sia l’unica sfigata che sta bene a Udine?
Da un lato capisco benissimo: Udine è una città piccola come la mentalità dei suoi abitanti; la sera ci sono quasi solo locali per bere e poca musica; le strade si riempiono di rado mentre la maggior parte del tempo sono grigie e tristi; e poi, anche se questo nessuno lo dice mai, la città a parte poche zone non ha una sua bellezza, una sua aura romantica o una sua modernità creativa per cui entusiasmarsi. Una speranza per me viene dal progetto dell’ex macello, che spero venga sostenuto dal futuro sindaco di Udine (Ortis e Honsell dicono di essere a favore, gli altri non lo so). Però non si può puntare tutto su quello.
Eppure sono anche stufa di sentire gente lamentarsi. Insomma, io a Udine mi sono sempre riuscita a divertire. Esco più qui di quanto non uscissi a Londra: i prezzi sono più bassi e le distanze più brevi. Incontrare sempre le stesse facce non mi pesa, anzi mi fa piacere: sono alla ricerca della profondità nelle relazioni umane, non della quantità. So che è facile andare in una città grande e piena di divertimenti, più difficile godersi quel poco che c’è -ma c’è!- in una città piccola. E allora perchè uno dovrebbe sbattersi a ravvivare Udine invece di scappare in qualche metropoli europea? Perchè io penso davvero che il legame che mantieni con il posto in cui nasci e con le persone con le quali cresci sia importante. Penso anche che ci siano cose che una città grande non ti può dare, per esempio il senso di familiarità e di comunità, e di essere qualcuno, non sostituibile. Io sono tornata qui un’altra volta, e sto anche bene.
Concludo citando una lettera apparsa qualche numero fa su Internazionale. Una lettrice, Gioia Caminada, mi ha fatto capire che non sono l’unica che rifiuta lagne e scorciatoie:
“Vorrei rispondere a tutti quelli che da un po’ di tempo riempiono i giornali italiani, lamentandosi della situazione economica, politica e sociale del nostro paese e affermando di volersene andare all’estero… in questo paese c’è ancora chi, nel suo piccolo, lotta ogni giorno per cambiare le cose e ne ha piene le scatole di sentire discorsi sterili sul declino del paese. Quindi le opzioni sono due: o se ne vanno davvero e ci lasciano in pace, o la smettono di lamentarsi e cominciano a rimboccarsi le maniche”.
Vale per l’Italia, e vale anche per Udine.