Si fa un gran parlare dei salari bassi, del potere di acquisto che cala, delle famiglie che non arrivano a fine mese… solo pochi, ogni tanto, ci ricordano che siamo ancora la società del benessere. Per non parlare del Friuli VG, regione con un’economia florida e tanti posti di lavoro.
Ne ho la prova nel centro commerciale dove lavoro. Si vendono articoli sportivi: lo sport è una cosa bellissima, ma superflua per definizione. Non è una necessità di sopravvivenza come il cibo o i vestiti per coprirsi. Idem per l’elettronica, per esempio, le borse, e tutte le altre cose che si vendono nei centri commerciali, sempre pieni di gente. Gente frettolosa, spesso, che cerca di risparmiare la massimo, che si indebita, non certo persone che nuotano nell’oro, ma pur sempre persone che comprano cose di cui potrebbero fare a meno.
Si obietterà: si creano posti di lavoro, tra cui il tuo! E’ vero, ma si potrebbero creare posti di lavoro anche migliori, e più localizzati, spendendo i soldi in altro modo: comprando giornali e libri, andando a teatro, acquistando prodotti artigianali locali, o facendo riparare le cose invece di buttarle via e prenderne di nuove. Io cerco di fare tutto questo, e per quanto sia contenta di avere questo lavoro e delle opportunità che offre a me e ai miei colleghi, preferirei di gran lunga che la gente comprasse i giornali così da essere pagata per quello che ora faccio quasi gratis, cioè la giornalista. Ma chi paga più per la cultura?
Tornando al tema del post, io vivo in un quartiere popolare e ho visto pazzi, disabili e disoccupati, ma ancora nessun vero povero. Non che non esistano, per carità! Quelli, lo diceva Gesù Cristo, ci sono sempre. Voglio dire che anche nelle situazioni di disagio più estremo (per la nostra regione, non in assoluto), vedo sprechi: macchina per andare dappertutto, attacchi di shopping sfrenato, elettrodomestici accesi e spreco energetico.
Insomma, la nostra povertà è relativa, specie se paragonata ai paesi in via di sviluppo, cosiddetti, o agli stessi friulani e italiani di sessant’anni fa. Siamo arrabbiati perchè vediamo gli altri europei, le generazioni che ci hanno preceduto o noi stessi qualche anno addietro, e ci sentiamo poveri. E’ la povertà relativa, non quella assoluta, quella che genera invidia e non si debella mai. Pochi profeti nel deserto ci dicono che dobbiamo diminuire i consumi. E io aggiungo: abbassiamo le diseguaglianze, ed eliminiamo gli sprechi. Usiamo meglio le risorse, e rendiamoci conto di quanto già abbiamo.