Non dovrei intervenire su un argomento che non c’entra niente con Udine, e sfiora il pettegolezzo scandalistico, ma un articolo apparso oggi sulla Repubblica mi ha fatto venire il sangue alla testa. Una ragazza di 29 anni scrive a Napolitano: aiuto, abortisco perchè io e mio marito abbiamo solo 1300 euro al mese!
Leggendo l’articolo, che la giornalista della Repubblica ha avuto il coraggio di scrivere, si scopre che i due coniugi non pagano l’affitto, che vivono in Campania dove la vita costa poco, e che la ragazza ha una famiglia alle spalle pronta ad aiutarla. E allora il problema dov’è? Il problema è che in Italia pretendiamo tutto e siamo diventati delle lagne -dando un’occhiata al forum della Repubblica, in tanti danno ragione alla povera ragazza.
Ora, non voglio entrare nel merito dell’aborto, che secondo me è un diritto. Ma voglio parlare del resto: del fatto che sì facciamo sacrifici, ma lamentandoci e imprecando dalla mattina alla sera! La generazione dei miei nonni, che aveva molto meno di quanto abbiamo noi, stringeva i denti e andava avanti. Quella dei miei genitori scendeva in piazza e si ribellava. E noi? Piagnistei.
Io ho una laurea e un master prestigiosi, i miei guadagnano bene, e vivo con neanche seicento euro al mese in una casa popolare dove non ho neanche un armadio per i vestiti, scrivendo articoli che mi richiedono molto impegno e mi vengono pagati una miseria. Scrivo lettere ai giornali o ai politici facendo la vittima? No. Mi rimbocco le maniche e vado avanti, sperando di migliorare la mia situazione. Se ci dovesse essere un sindacato che difende i miei diritti, ne farei parte e mi batterei (sono già iscritta alla CGIL, anche se dubito che ne avrò mai bisogno). Lottare sì, pensare sì, ma lamentarsi, non se ne può più!
Basta andare a guardare com’è dove la gente veramente non sa come sfamare i propri figli.
(Se fossi Napolitano a questa ragazza direi di vergognarsi, con le situazioni di miseria reale che ci sono, a disturbarlo per così poco)